Thanh e il calcio

Per misurare ciò che ha provocato Thanh nelle incrollabili (finora) convinzioni di una vita bastava guardarmi oggi pomeriggio a tirar calci a un pallone.
Io che speravo di rifilare questa educazione sportiva all’accanita tifoseria familiare mi sono ritrovato a rivedere la mia ostinata avversione e improvvisarmi calciatore….

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Un eroe dei nostri giorni

Questo bambino è un eroe dei nostri giorni. Così l’ha definito un mio amico, genitore di due bambini nati in Russia a cui per primi aveva destinato questa definizione.

Un eroe perché un giorno son venuti due sconosciuti e l’hanno portato via da quello che era il suo mondo, forse non il migliore dei mondi possibili ma l’unico da lui conosciuto. E’ andato via da lì senza portare nulla, perché nulla aveva, nemmeno il senso della proprietà. Ha dovuto fare uno sforzo enorme per comprendere una lingua sconosciuta e farsi capire, affidarsi a loro per i bisogni primari. Ha dovuto dimenticare i sapori e scoprirne di altri, adattarsi a nuovi odori, a nuove abitudini, a regole diverse. Quella che era una giornata scandita dall’alternanza luce/buio s’è spostata in avanti, scandita da sveglie e appuntamenti, nuovi orari per mangiare, per uscire, per giocare.

Un eroe fa tutte queste cose, sempre con il sorriso sulle labbra, con un entusiasmo e una simpatia incontenibili, ma anche gli eroi hanno i momenti di nostalgia. Ce ne accorgiamo quando, seppure accecati dalla frenesia di diventare in fretta genitori, vediamo in lui accendersi dei lampi di memoria, da cui traspare una vena di tristezza che muta in scatti di aggressività o in un salvifico pianto. Una sensazione che ha trovato conferma l’altra sera quando per addormentarsi, s’è cantato da solo una struggente canzoncina, una ninna-nanna che forse accompagnava il suo sonno.

 

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Due mesi

Due mesi fa, l’incontro.

A saperlo che da quel momento la mia giornata sarebbe stata monopolizzata da questo piccolino. Io che fino ad allora irridevo quelli che girano con le foto dei figli sul cellulare, che parlano solo dei figli e la cui vita sembra girare solo intorno ad essi. Io che adesso dico “non perché è mio figlio ma….” vantandomi di ogni sua bravura, della sua bellezza, di ogni nuova parola che impara, di ogni smorfia, sorriso o espressione che ogni giorno scopriamo sul suo viso.

Tutto questo merita di essere registrato, non sulle fragili pagine di fb che durano lo spazio di un commento ma su quello che è stato per anni il contenitore di pensieri e storie e che è destinato a diventare per lui un album di memorie che possa colmare le lacune dei suoi primi anni senza di noi. E allora parto proprio da due mesi fa, dal giorno in cui ci siamo incontrati e la nostra famiglia s’è allargata per accoglierlo.

Ricordo la telefonata di Bobo, il nostro referente locale, la sera prima; tra le poche parole dette m’era subito saltata alle orecchie “tomorrow”. A noi era stato detto che avremmo aspettato due forse tre giorni e invece di lì a poco saremmo andati a prenderlo. Quella notte dormimmo poco, nulla. Alle quattro già in piedi, alle cinque sono uscito per una passeggiata lungo la spiaggia, a fare qualche foto all’alba, quando la bassa marea lascia barche arenate e una miriade di conchiglie e altri gioielli del mare. E poi l’attesa spasmodica per le 9, orario dell’appuntamento. I regali pronti, spiderman in testa,  i vestitini preparati, noi due euforici ma con una punta di inquietudine, di incertezza per qualcuno che fino ad allora era solo una fotografia.

Ricordo passo dopo passo il tragitto fino all’Istituto, la calorosa accoglienza della direttrice e della sua collaboratrice, i sorrisi, il sentirsi rincuorati dall’ambiente in cui era vissuto, un senso di allegria, di pulizia, di vivacità che sentivamo avere accompagnato la sua crescita.

Un breve giro e finalmente arriva lui, con due sue foto strette in una mano, un sorriso disarmante e due occhi splendidi, due amarene lucenti. E sono stati baci e abbracci, i saluti tristi delle donne che l’avevano accudito, lui che era così “lovely”.

Una corsa in auto per completare l’iter burocratico, in  una fredda sala di un ufficio per quella cerimonia che non c’è stata, con lui che forse per la prima volta scopriva il mondo. Tutto il tempo a guardare fuori dal finestrino ed è lì che è cominciato il viaggio della meraviglia.

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Memorabili giorni

La felicità esiste. Non so descriverla, arriva in forma di piccole scosse elettrizzanti e di un benessere di fondo che copre ogni malumore, ogni tensione. Sono due mesi che ne sono affetto, i due mesi più belli della mia vita forse. Da domani si torna al lavoro, finirà l’ebbrezza e si ritornerà alla routine magari riuscirò a trovare il tempo di scrivere qualcosa su questo ciclone di emozioni che mi  ha travolto.

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Fotografie

Non sono un grande fotografo, nemmeno un aspirante o un dilettante fotografo anche se vorrei esserlo. Per adesso mi limito a cogliere qualche immagine anzi a rubare qualche immagine significativa della scoperta di mondo da parte di Lam Thanh. Sono foto prese al volo nei pochi istanti che riesco a liberarmi dal suo abbraccio o dalla sua mano stretta nella mia e perciò saltano tutte le regole di messa a fuoco, due terzi, tre quarti e tutto il resto. E d’altra parte nemmeno voglio che ogni foto nasca da una posa statica, artefatta, che mi costringa ad estraniarmi da un quadro che adesso voglio vivere in ogni istante. Ma non potevo non cercare di fissare i primi sguardi verso di noi, il suo primo gelato con noi, le sue prime scarpette, i primi giochi assieme. Della sua infanzia ci sono solo pochissime foto, per cui tra i tanti vuoti dobbiamo colmare anche questo perché la costruzione del suo futuro si possa basare pure sui ricordi.

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Prima di partire per un lungo viaggio

Prima di partire per un lungo viaggio si riceve un fiume di parole. Le parole tenute a freno per tanto tempo, traboccano, rompono gli argini e arrivano in tanti modi diversi. Sono mail, sono messaggi, sono telefonate, tutti con parole diverse perché ognuno aggiunge un frammento personale e lo accompagna con un sorriso, con un abbraccio. E ogni volta è una tempesta emotiva, perchè scopri sensibilità nascoste, ritrovi amicizie, rinnovi intese, confermi affetti.

Sperando che tutte queste parole aiutino poi a trovare le tue, quelle che dovrai dire, sapendo che non capirà quello che dici ma che forse funzioneranno lo stesso.

 

 

 

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La Natura raccontata a un figlio

I figli arrivano per caso, è la Natura che lo decide, la forza di questo organismo vivente che è l’uomo di replicare all’infinito sé stesso è più grande della forza di volontà. Certe volte però la Natura si blocca,  si distrae. A quel punto la forza di volontà riemerge e ha il sopravvento, i figli si cercano e talvolta si trovano, anche molto lontano e in un tempo che sembra lunghissimo.

Adesso è il momento di recuperare quel tempo perduto, di riempire quei vuoti che a pensarci sale l’angoscia.

Sarà difficile forse, davvero non lo so.

Tutti si chiedono come sarà spiegare il senso delle parole, il valore degli affetti, il significato dei legami ma per me sarà un’emozione anche raccontare e riuscire a far apprezzare la bellezza di un tramonto, di un cielo stellato e di un cielo azzurro, delle nuvole e delle loro forme bizzarre, delle ombre che la luce disegna, dell’acqua che scorre, del profumo dei fiori e delle loro simmetrie, di un albero verde o completamente spoglio, delle foglie cadute con i loro mille colori e del rumore che fanno quando ci cammini sopra, delle montagne silenziose e del mare che sia calmo o tempestoso. Ci metteremo lì, ad osservarlo, la Natura parlerà per noi.

Abbiamo un lungo cammino da fare assieme.

(foto scaricata dalla rete)

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