Il deserto dei tartari

Non aveva mai letto quel libro, non aveva mai voluto leggerlo per via di quel titolo abusato nel descrivere di un’attesa infinita e forse anche per scaramanzia. Da quando gli avevano assegnato quella destinazione il suo timore era di restare impantanato lì, ad aspettare un nemico che in realtà non c’era. E così era stato fino a quel momento. Settimane, mesi e poi anni di dispacci, di messaggi, di informative per tenere viva l’attenzione in quell’avamposto sperduto, dove ormai le tecniche di assalto, le esercitazioni, le preparazioni psicologiche e fisiche all’incontro/scontro erano diventate solo un ricordo, anzi sembravano non essere avvenute mai.

In questa atmosfera di alienante attesa arrivò l’invito per un incontro con i colleghi del corso di addestramento. Sapeva che sarebbe stata dura partecipare a un festeggiamento ma nello stesso tempo sentiva che anche per lui, da buon soldato, godere dei successi militari degli altri era una soddisfazione da condividere. L’incontro fu un successo, erano tutti lì, trionfanti nelle loro divise, tutti a far mostra di onorificenze, mostrine, medaglie. C’era da gioire e infatti ci furono strette di mano, pacche sulle spalle ma nello stesso tempo c’era da commuoversi e sentì che gli occhi gli si riempivano di lacrime. Ma un soldato non può, non deve piangere, anche se la sua divisa è spoglia; e la sua lo era, pulita, perfetta ma senza nemmeno una stelletta. Lo era, certo, ma non per sua incapacità; il nemico non era arrivato, non c’era stata battaglia, nessuna vittoria poteva essere vantata.

Notò un lampo negli occhi della moglie, bellissima e nonostante tutto, sempre orgogliosa di lui, di loro. La loro intesa era sempre stata forte, reggeva, anche a questo colpo che subdolo si insinuava in un’atmosfera di festa. Distribuirono sorrisi e belle parole per tutti, mangiarono ciliegie e bevvero grappa. Un ultimo sguardo alle medaglie splendenti sulle divise dei compagni di corso e poi i saluti, prima di rientrare alla base.

Ancora un giorno, pensò, forse dieci, forse cento ma quella stelletta arriverà anche per me.

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8 risposte a Il deserto dei tartari

  1. Rocco R. ha detto:

    Crea realmente l’angoscia dell’attesa questo libro. Sotto questo punto di vista è terribile, pur essendo un grande romanzo.
    Ciò nonostante, devo dire di preferire ancora i racconti del Buzzati.

  2. mizaar ha detto:

    non dico nulla, per una sorta di scaramanzia contagiosa.
    e poi, che cavolo, dovrà andare nel verso giusto, qualche volta!
    ( auguri di nuovo! )

  3. tigrotto ha detto:

    Arriverá, arriverá, CERTO che arriverá!
    La vita non puó non premiare un soldato coraggioso con una moglie accanto tanto amorevole con la stellina che si meritano, ma soprattutto, che aspettano con tanto Amore.
    Siete sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori.

  4. Chit ha detto:

    Non so bene cosa dirti e soprattutto quanto le parole possano servire in momenti come questo quindi…
    mi limito ad un sentito e sincero in bocca al lupo!?!

  5. paperi si nasce ha detto:

    Credo che ci voglia sempre più forza… Ma la gioia sarà grande, quando la stelletta arriverà!

  6. Giulio GMDB© ha detto:

    Arriverà, arriverà… L’importante è essere sempre ottimisti e crederci!

  7. parolesenzasuono ha detto:

    ma sai, le vere stellette non sono quelle che portiamo sulle spalline—

    un po’ più giù: guarda al cuore, ecco—

    guarda il sorriso di tua moglie, ad esempio—

    guarda i tuoi occhi nello specchio che sanno di avere fatto un buon lavoro—

    il resto conta poco,

    Sergio

  8. duhangst ha detto:

    Speriamo arrivi presto anche per te la stelletta.

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