Tango delle cap(in)ere

Una ammissione di napoletanità da uno che critica in continuazione vizi e difetti dei propri concittadini è un altro modo per contraddirsi e rovesciare le opinioni.
Tutto si riconduce alla curiosità di cui ho fatto pubblica ammissione, e con qualcuno scherziamo sul fatto che sembro una comare, perché mi piace sapere fatti e storie di persone, soprattutto se le conosco, anche solo tramite blog. Ma la mia è una curiosità fine a sé stessa, le notizie vengono fagocitate dalla mia mente e archiviate senza essere riportate oltre.
Così, come ha immaginato Donatella, mi capita spesso di vivere scene tipo quella del cavalluccio rosso nel film "Così parlò Bellavista" (citato anche da Federico), dove attorno a un episodio di tentativo di furto, si raccoglie una folla sempre più numerosa.
E io, infatti, non resito, se vedo un capannello di gente, un crocchio anche virtuale, mi devo avvicinare, scoprire le cause dell’assembramento, magari scambiare qualche parola, qualche frase fatta, tipica della situazione che si sta consumando, partendo dalla classica "nè scusate… ma che è stato?"
 
Di solito, dall’altro lato della strada c’è mia moglie che mi fa segno di allontanarmi da lì, e presto.
 
specchietto 
 
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17 risposte a Tango delle cap(in)ere

  1. Virginia ha detto:

    federico, che ti credi? sono una donna dal multiforme ingegno:-))
    ( che bello farsi una dose di autostima ogni tanto… )
    mauro questa non la dovevi dire, visto il bailamme che hai scatenato? donna paola, pettegolo… capera!

  2. Fabio ha detto:

    beh, anche a me piace essere informato: ma non vado a cercare info, arrivano da sole!

  3. Michele ha detto:

    Pettegolo.
    Sento se c’è un posto per te qua in azienda.
    Ci staresti da Dio…

  4. Oreste ha detto:

    Ma perchè di fronte ad una situazione, marito e moglie hanno spesso approcci divergenti ? Anche a me capita spesso la stessa cosa. Forse è che gli opposti si attraggono…
     
    Se mi capita di fare capannello virtuale, ti avviso…

  5. Mauro ha detto:

    Al lavoro, la mia stanza viene chiamata "il confessionale"…..
     

  6. Lilla ha detto:

    ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh … ma allora fai parte della schiera di "curiosi" che rallentano il traffico in tangenziale per guardare cosa è successo nell’altra corsia?????? :S … uggesù … 😉 
     
     

  7. Du ha detto:

    Sai capita anche a me, la curiosità è il mio tendine di achille.P.s.: L’ho preso come un complimento il fatto di avere un blog ecologista. 🙂

  8. clelia ha detto:

    Caro Mauro, dimmi, anche tu provi lo stesso autocompiacimento liberatorio quando ti fermi e chiedi, ”nè scusate…ma che è stato?”. Io sì.
    Magari non mi importa di sapere che è successo,  magari non guardo neanche, ma devo interagire, diventando capera pure io.(Termine di Virginia, questo, da rivalutare).

  9. Federico ha detto:

    …e io che mi pensavo che Virginia se ne intendesse solo di letteratura americana… 😉

  10. Nicola ha detto:

    Da me si dice "betonega" (non sò metterci gli accenti), soprattutto negli ambienti parrocchiali, non ne conosco l’origine ma l’ho sempre sentito con attribuzione negativa. Io di mio mi faccio i cavoli degli altri solo quando non sono nocivi, non mi fermo davanti ad un incidente o ad un assemblamento di persone. Potrebbe esserci qualcuno che stà male e se fossi io non vorrei nessuno a fissarmi.

  11. Mauro ha detto:

    bastano poche parole per rovinarsi una reputazione….

  12. Paolo ha detto:

    tendenzialmente anche io faccio così, anche a me piace sapere delle persone che conosco e frequento ma solo per il piacere di sapere. per il resto sono una persona molto discreta
    la foto mi piace un sacco. me ne faccio fare una anche io

  13. ha detto:

    sei la classica "Donna Paola"…?!
     

  14. Donatella ha detto:

    "guadagnamo l’epicentro!!!" :-)))
    Ti nominiamo guardaporte ad honorem dei blog 😉

  15. Virginia ha detto:

    fede, mi sono applicata!!!! ecco che cosa ho trovato sulle capere e non capinere . che sono un’altra cosa, ma più o meno si assomigliano!
    La capera era la parrucchiera a domicilio, antenata napoletana del coiffeur. Il suo era un mestiere duro, fatto di arrampicate per vicoli e per scale, esposto alle lamentele di una clientela difficile; non a caso il proverbio dice "lo denaro della capera è denaro che sa de fele". I suoi ferri del mestiere erano i pettini, le "pettinesse" e le pinze infuocate per arricciare i boccoli tirabaci.Particolari acconciature erano studiate per le "maeste", ossia le popolane di riguardo, alla vigilia del pellegrinaggio al santuario mariano di Montevergine.Lavorando a domicilio, inoltre, la capera raccoglieva sfoghi, indiscrezioni, notizie sussurrate; prometteva di non riferire ad anima viva ciò che aveva saputo in via confidenziale, ma quasi mai manteneva questo impegno. Così capera è divenuto, ed è tuttora, sinonimo di donna pettegola.Raffaele Mastriani, a proposito della capera, così scriveva: "la capera si chiama ordinariamente Luisella, Giovannina, Carmela; ella veste sempre con molta nettezza ed anche con alquanta ricercatezza pel suo stato; ma in particolar modo il suo capo debbe essere specie di mostra, di campione, di modello non pur per le donne popolane, bensì per quelle di civili condizioni".Tra le capere più note, ricordiamo Nannina, orgogliosa dello sfregio lasciatole su una guancia dalla rasoiata dell’amante tradito.
    mauro, donna pettegola? mah… ( sono come tua moglie, gli assembramenti mi fanno venire l’orticaria:-)))

  16. Federico ha detto:

    Bellissimo quadretto, quello di te che dici "né scusate, ma che è stato" e di tua moglie dall’altro lato della strada!
    Posso permettermi di aprire un mini-contest (ma come parlo bene…) per i non napoletani? Voi che commentate dopo di me, siete in grado di spiegare il titolo (geniale) di questo post?

  17. Josef ha detto:

    Probabilmente "comare" non è un termine tanto sbagliato…. 😉

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