Un secolo di cinema in poche righe

 
Il cinema italiano trionfa  a Cannes.
Uno dei due film premiati è Gomorra: un altro film su Napoli, sulla camorra, sul malaffare.
Un film di denuncia, certo.
Però ormai, anzi da sempre, non si può fare un film su Napoli, su napoletani, senza metterci dentro un po’ di camorra, un po’ di povertà, di "tirare a campare". Come se a Napoli non esista altro. Film sulla gente comune non se ne fanno.
Siamo partiti da Carosello napoletano che vedeva tutti i cittadini anche nelle situazioni peggiori farsi una bella cantata, ed è proseguito negli anni cinquanta e sessanta con i musicarelli che costruivano una esile sceneggiatura intorno a una canzone di successo.
E de Sica non ha raccontato che miseria e povertà, ladri e truffatori, vicoli e bassi, con tutto il rispetto per il neorealismo, mentre Rosi con il suo "Le mani sulla città" ha inaugurato il filone dei film denuncia con un impietoso squarcio sulle manovre politiche e immobiliaristiche che hanno deturpato la città nel dopoguerra.
Poi è cominciato il filone dei film di contrabbandieri, quelli sui motoscafi blu, e il filone finto giovanilistico del caschetto d’oro di Nino D’Angelo, e la Napoli oleografica e pittoresca dei film di Lina Wertmuller, da "Un complicato intrigo…" a "Io speriamo che me la cavo".
Fino agli anni novanta in cui emergono nuovi registi, i vesuviani, da Corsicato a Martone, da Incerti a Capuano, ma sempre destinati a raccontare di degrado e corruzione, morale e sociale.
Ci aveva provato Massimo Troisi a raccontare la storia una persona normale di uno che se va al Nord lo fa solo per viaggiare e non per emigrare, ma non ha avuto il tempo di continuare.
Peccato.
pellicola 
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22 risposte a Un secolo di cinema in poche righe

  1. maria ha detto:

    Un po’ di verità, un po’ di pregiudizi, un po’ di mancanza di fantasia. Alla fine servirebbero nuove idee.

  2. micky ha detto:

    e tu, poiché sei gentile, ovviamente rispondi che farai del tuo meglio e ti impegnerai!

  3. Mauro ha detto:

    @ Proserpina: per fortuna ce ne sono di registi che raccontano storie così.

  4. proserpina ha detto:

    Ops! Il film era "Morte di un matematico Napoletano"…

  5. proserpina ha detto:

    Sono daccordo sul discorso della speculazione, però "Storia di un matematico Napoletano" o "L’Amore molesto" non mi sembrano raccontare il degrado di Napoli. Non so se si è capito che adoro Mario Martone… In particolare "L’Amore molesto" che ha nella colonna sonora una tarantella dei Cantori di Carpino (musicisti pugliesi di origine garganica considerati la versione italiana dei Buena Vista Social Club) rivisitata e riarrangiata da Eugenio Bennato. Su con la vita! E’ solo un brutto momento. Pensa che di Foggia non ha mai parlato nessuno. 

  6. Robba ha detto:

    Hai ragione mauro, è un vero peccato, perchè l’Italia, e Napoli nello specifico, non è davvero solo questo…

  7. Иidi∂ℓ™ ha detto:

    Mi pare normale.Perchè raccontare ciò che è "banale" in tutte le città,anzichè una realtà poco conosciuta di una?
    Stesso discorso vale per mio nonno :"coppola,lupara e Marranzano" (anche se lui effettivamente lo era uhm)
     
    Saluti dalla Sicilia.

  8. Josef ha detto:

    Che sia colpa degli stessi napoletani che non riescono a vedersi in modo diverso da quanto descritto da film e autori che hai enunciato…? Forse sono tutti  gli Altri che hanno grosse difficoltà a guardare da prospettive alternative.

  9. micky ha detto:

    io aspetto con ansia il DIVO!

  10. marilù ha detto:

    Ma anche in Sicilia non si sta tanto meglio come luoghi comuni: mafia, coppole nere, baffi di donna e marranzano.

  11. salmastro ha detto:

    pur avendo visto diverse volte "così parlò bellavista" non mi ricordo mai il nome dell’autore….
    credo che sia un genere popolare molto vicino alla realtà che più di ogni altro film racconta la passione i vivere come individui singolari….. già perchè il bello di napoli sta tutto lì ogni individuo ha un suo stile…non ci sono stereotopi a parte l’esser geniali……..

  12. Lilla ha detto:

    mi trovo d’accordo con virginia … la carta stampata, il cinema e la televisione raccontano quello che la gente vuol sentir raccontare … e la "storia straordinaria di una persona normale" … non fa "notizia" … a meno che non sia Troisi a raccontarla …

  13. Mauro ha detto:

    @ Federico: non sto criticando i film-denuncia ma in Francia, in USA, in tutti i paesi, si raccontano anche storie straordinarie di persone normali.

  14. ha detto:

    Troisi rappresentava la poesia…così come Edoardo de Filippo,sta tranquillo maumozietto che non tutti fanno di tutta l’erba un fascio,e che la bellezza di napoli,la sua cultura e la musica non possono essere messe in penombra da film sempre e solo proiettati sulla camorra…non mi sembra che il degrado,l’assenza dello stato e la criminalità spiccia siano solo nel sud.

  15. enrico ha detto:

    Caro amico, commentare un tuo post è sempre particolarmente laborioso, anche perchè pass e robe varie non mele ricordo mai (non uso più hotmail e il resto).In effetti a leggere le recensioni e i commenti di amici che hanno visto Gomorra bisogna levarsi tanto di cappello anche se ancora una volta Napoli viene descritta solo per certi aspetti e non per la genuinità e la bellezza che ho apprezzato nelle mie visite. Massimo Troisi è stato un grande, un peccato che ce lo hanno portato viaEnrico/babilonia

  16. Paolo ha detto:

    in effetti l’altro volto di Napoli, quello che si racconta in Gomorra e in film simili, è uno stereotipo che lede solo l’immagine della città.
    Di Troisi ormai non ne esistono più purtroppo. Dobbiamo sperare in una svolta propositiva.
    Parlare solo e sempre male di Napoli è diventato come sparare sulla croce rossa.

  17. Federico ha detto:

    Beh, Mauro… Non credo che Gomorra (che non ho ancora visto) o "Le mani sulla città" siano film che sollecitino il luogo comune… Purtroppo sono film di denuncia. Vorremmo tanto che parlassero di un’altra città, di un altro mondo, ma purtroppo questa è la nostra Napoli, e girarsi dall’altro lato non aiuta.
    Tuttavia, su Napoli i luoghi comuni si sprecano, e la televisione e il cinema ne sono infarciti. Tu hai citato il cinema di D’angelo. Io ogni tanto mi imbatto in "Un posto al sole" dove ci sono dei personaggi che sono una galleria di (cattivi) luoghi comuni… Gomorra mi fa vergognare, Un posto al sole mi fa indignare.

  18. Signora ha detto:

    Confesso che non amo questi ‘film denuncia’. Comprendo il malessere a sentirsi parte in causa, anche se tu sarai il primo ad ammettere che non sono ‘fantasie’. A me dà fastidio questo presentare l’Italia in generale, come un paese di tira a campà, anche se è quello che ‘siamo’.
    Odio stare nella massa…
     
    Non ho letto il libro e non vedrò nemmeno il film. Non ha senso. Di fronte a denunce di questo tipo, ho una rabbia sorda e continuo a chiedermi dove sta la legge e come non si possa rimediare con la giustizia.
     
     

  19. Virginia ha detto:

    molto spesso il cinema ricalca i luoghi comuni, quello che la gente vuol sentirsi raccontare. non che gli scrittori precedenti al fenomeno saviano siano stati da meno; raffaele la capria, giuseppe marotta, fabrizia ramondino – tanto per citarne alcuni – hanno scritto quello che è il vissuto napoletano. così, vicino alle storie di patio, si sono aggiunti certi racconti del piccolo camorrista di quartiere messo nel sacco da un poveraccio qualsiasi, o del nobile spiantato- sempre e comunque povere storie di povera gente. penso, in fondo, che il napoletano meno pensante un po’ goda di questa messa in evidenza delle caratteristiche più becere e popolari, è come se si divertisse a cuocere nel suo stesso brodo

  20. Tribuno ha detto:

    E naturalmente, quando si parla di Napoli, bisogna assolutamente tirare in ballo i panni stesi.

  21. Michele ha detto:

     
    Gomorra s’è appoggiato ad un best-seller… indi il discorso che si fa sul cinema forse si potrebbe fare anche per i libri.

  22. Du ha detto:

    Quanto mi piaceva Troisi, è un vero peccato che se ne sia andato così presto.

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