Quale armonia

 
La voce di Saviano torna a farsi sentire dalle colonne di Repubblica; un altro articolo su Napoli, sulla monnezza, sui politici e sulla malavita. Inconfondibile il suo stile, quasi barocco nel descrivere l’umanità dannata di una popolazione che pare rassegnata a soccombere tra i rifiuti. Ma c’è una nota stonata, un titolo, l’armonia perduta che richiama forse a una età dell’oro, un tempo in cui si viveva bene. Un tempo che non è mai esistito per questa città.
Qualche anno fa, un altro scrittore napoletano, Raffaele La Capria, aveva parlato di armonia perduta;  in una raccolta di articoli in cui raccontava il manierismo napoletano nel rievocare con malinconia un epoca che non tornerà più, un’età dell’oro. Ma i suoi erano i ricordi di una ricca borghesia, decadente, che ha preferito la contiguità alla distinzione da una plebaglia sempre più involgarita e invischiata in loschi traffici.
«Quando si perde la grazia spontanea dell’esistenza (l’Armonia), si tende a conservarla artificialmente, in modi impropri e illusori, a imitarne per nostalgia o altro la forma esteriore, senza veramente possederla. E questo accadde ai napoletani. Quando si accorsero che quell’Armonia gli era comunque necessaria per sopravvivere, necessaria come l’aria che respiravano, i napoletani si misero a “fare in napoletani”. Fu così che essi furono spinti per istinto di conservazione e difetto di conoscenza a fingersi quell’Armonia Perduta; e la inscenarono e sceneggiarono, la enfatizzarono e proclamarono, finché non divenne una Recita Collettiva, capillare e pervasiva»
I napoletani, diceva Pasolini, sono come una tribù che rifiuta il progresso. Unica, gelosa delle proprie abitudini, Napoli è una sacca storica: i napoletani hanno deciso di restare quello che erano e, così, di lasciarsi morire.

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11 risposte a Quale armonia

  1. ariel ha detto:

    …da brava disadattata nomade e camaleontica potrei vivere a napoli…pero’so che protesterei
    tutto il santo giorno….:-))..

  2. Michele ha detto:

    Ehi, mi sa che sei arrivato 9° :clicca qui, credo siano definitivi.

  3. xanton ha detto:

    buongiorno Mauro,
    ho sempre pensato che Napoli fosse simile a Catania per molti versi…
    e me ne dai conferma leggendo…
    sì, ti leggo sempre, ne dubitavi? ti sto dietro a fatica ma poi recupero…
    anche se spesso non trovo le parole ed evito di inzozzare la tua area commenti…
     …ma te lo avevo già detto??
    cmq… anche se sono morto di sonno, ero curioso di leggere dello z-concorso di bloggers… ma pare che dovremo aspettare fino a stasera…
     ciao carissimo… e buona giornata!!
    (anche se te lo avevo già detto)

  4. Daniele ha detto:

    Perchè? Che c’è di male a comprare un paio di scarpe da 400 euro da uno che si chiama Bambinagolosa4357? E’ un nome così rassicurante…
    Comunque a napoli quante persone ci vivono? 3 milioni considerando l’area metropolitana? Quindi non credo che si possa generalizzare, ci sono molti napoletani che lottano per un cambiamento, altri che si danno ad affari non propriamente leciti e altri che "pur di portare a casa il pane" piegano la testa (e si mettono a novanta). Forse ci vorrebbe un po’ di spirito combattivo in più.
     

  5. Principessa ha detto:

    hey ciaooooooooooooooooooo!!! tanti bacini da cHiara

  6. Paolo ha detto:

    Pasolini ha ragione. evidentemente ha affondato le radici di questa sua affermazione nella lunga e travagliata storia di Napoli in cui il concetto di entropia universale è sempre stato congenito.
    se si riassumesse tutto nella mitica frase FRANCIA O SPAGNA PURCHE’ SE MAGNA si cadrebbe in errore ?

  7. Donatella ha detto:

    Si vuole che tutto cambi, affinché tutto resti uguale…

  8. Tore ha detto:

    Napoli a quanto ne so ha sempre avuto storicamente una certa avversione ai cambiamenti, Pasolini aveva visto giusto, mi par di ricordare che infatti dopo il referendum del 1946 dove si doveva scegliere tra Repubblica e Monarchia, Napoli continuo a sostenere la monarchia nonostante avesse ormai vinto la repubblica, tanto che si dovette ricorrere a repressioni violente, sulle quali calò ovviamente il silenzio..

  9. Virginia ha detto:

    però, vedi, se c’è una cosa che non difetta a napoli è il fatto che in tanti ne hanno parlato e ne parlano. avresti potuto citarne a bizzeffe di considerazioni sulla napoletaneità. è indubbiamente una città come non ce ne sono di uguali. quello che appare bello e fastoso, nasconde in qualche angolo un particolare stonato, una piega squallida che ti fa storcere il naso. sono stata lì, l’ultima volta, in occasione della mostra su tiziano. vedere i giardini di capodimonte "trafficati" in vario modo da gente che faceva jogging, o persone che avevano invaso i prati per un picnic fuori porta mi ha lasciato perplessa – ometto altri traffici. fuori neanche a dirlo quel che c’era. siamo scesi poi, verso il centro. abbiamo mangiato un ottimo calzone e preso un caffè in un bar tra quelli più " ben frequentati ". un bell’ambiente, ottimi arredi. un’apparenza di lusso condannata dalla sciatteria in cui versava il retrobanco e il laboratorio che si intravedeva da una porta aperta. camminando nelle adiacenze di piazza plebiscito ti accorgi che si affacciano i quartieri. e quello che dovrebbe essere il salotto buono dei napoletani, rivela il retroscena del malaffare senza neanche una cesura, un qualcosa che crei una intercapedine tra un tentativo di facciata e una faccia sporca. è così ti accorgi di una città dove i contrasti diventano abitudine per quelli che ci vivono. una volta ti ho chiesto come facessi a vivere lì. mi hai risposto che bisogna esserci nati. è vero, adesso ne sono profondamente convinta…

  10. Fabio ha detto:

    interessante

  11. Du ha detto:

    Immagine affascinante e allo stesso tempo triste quella che da Pasolini.

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