Aspirazioni mancate

Molti padri e madri vorrebbero per i propri figli un futuro brillante, un lavoro pieno di gratificazioni e soprattutto assai remunerativo, indipendentemente dal fatto che possa farli sentire realizzati.
Quanti riescono a soddisfare le aspettative dei propri genitori? E in quanti casi coincidono con le proprie aspirazioni?
Prima la laurea era considerata un traguardo più per loro che per i giovani. Per i genitori l’importante era "prendere la laurea", in molti casi per assicurarsi la prosecuzione dello studio professionale o dell’attività di famiglia. In altri casi sembra quasi che serva a supplire una propria carenza, i figli diventano la proiezione di sé stessi, non importa se hanno altre velleità, altri sogni, altre possibilità.
E’ difficile sottrarsi a questo percorso segnato ma ci si può riuscire; forse sarà diverso per le nuove generazioni.

Regina Coeli - Chiostro particolare

Napoli -2006
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14 risposte a Aspirazioni mancate

  1. ariel ha detto:

    uehhh ma sei pignolooo!!!..fatto….:-)))….ed io credo nel pezzo di carta preso con lo STUDIO…
    la fatica e la voglia di conoscere capire ed aprire ed arricchire la mente!!!..,,non c’e’ eta’ne condizione…
    io sono laureata in scienze politiche e voglio prendere la seconda in giurispudenza,imparare a suonare il piano
    e migliorare il mio spagnolo…per mio diletto per lavoro per assurdo per rivincita….mi bastera’questa vita??…
    non so…a mia figlia insegnero’questo…a non mollare mai…tre baci!!

  2. Tore ha detto:

    Non sempre è così.. mio padre avrebbe voluto per me un futuro senza troppe ambizioni, da operaio come era stato lui (beh a suo modo voleva seguissi le sue orme…) ma mentre mio fratello ha colto a braccia aperte il suo pensiero, io sono andato contro corrente e mi sono iscritto all’università, pagandomi finora gli studi da solo.

  3. soleluna ha detto:

    Molti che hanno commentato sono dei genitori, io parlo da figlia.
    Credo di non aver mai dato problemi ai miei, anzi, li ho proprio abituiti male (!)… a parte un caratterino (che qualcuno definisce "caratteraccio") difficilmente domabile, sono stata una figlia modello: poche preoccupazioni, amicizie sane, comportamento ineccepibile. Ho studiato con piacere e con passione, riportando sempre il massimo dei voti… sono stata la classica ragazzina a cui si doveva dire "esci un pò, stai sempre sui libri", nessuno ha mai avuto dubbi sulla mia realizzazione e sul mio futuro.
    Fino ad oggi.
    A 26 annni, avendo rallentato gli studi per inseguire il sogno del giornalismo, e vivendo in una famiglia in cui il mio contributo pratico serve, comincio a sentirmi dire quello che in genere si dice ai ragazzini svogliati delle medie. Solo che io non ho più 13 anni, e se faccio delle scelte, le pondero e sono consapevole di ciò a cui vado incontro. Magari me ne pentirò, boh, magari c’ho visto giusto… questo non lo so. Ma non lo sanno neanche i genitori.

  4. Federico ha detto:

    Caro Mauro, credo che questo problema non appartenga – o appartenga in misura molto minore – alle "nuove" generazioni.
    Un po’ perché, come dice Signor Ponza, la laurea non ha più lo stesso valore di una volta, un po’ perché i giovani sono molto più autonomi nelle loro scelte.
    Ancora ai nostri tempi, arrivare a una laurea era un segno di riscatto sociale per chi proveniva da ceti tradizionalmente esclusi dall’accesso alla "cultura", o era un segno di continuità della dinastia per quelli che invece quella cultura la detenevano e la utilizzavano come elemento di potere. 
    Oggi, grazie a Dio, credo che non sia più così.
    Peccato che, dall’altro lato, si comincino a vedere delle mamme che sperano, per le proprie figlie, in un futuro da velina… Si stava meglio quando si stava peggio?

  5. Donatella ha detto:

    L’unico contrasto sugli studi avuto con i miei genitori fu quando decisero di iscrivermi a Ragioneria nonostante io non volessi, avrei preferito fare il liceo linguistico. Dal loro punto di vista la scelta non era neanche così malvagia: non avendo intenzione di fare l’Università, la Ragioneria forniva almeno un diploma finito che poteva permettere l’ingresso nel mondo del lavoro. Solo che dopo il diploma decisi di proseguire con la Scuola per Interpreti sperando di farne il mio lavoro futuro. Beh! non è andata proprio così! Però sono contenta che i miei genitori non abbiano mai proiettato né su di me, né su mia sorella, le loro mancate aspirazioni. Nessuno di noi ha mai considerato la laurea fondamentale per la carriera: il tempo di versare le tasse universitarie e lasciai la facoltà di Scienze Politiche e mia sorella è una fuori-corso storica a Economia. Però entrambe lavoriamo senza problemi, forse perché non siamo mai state troppo schizzinose nella scelta del posto di lavoro e ci siamo spesso adattate anche a ruoli al di fuori del nostro gradimento… ma non è che si può andare troppo per il sottile se si vuole essere indipendenti!
    Buona giornata

  6. Signora ha detto:

    Diciamo che mi ritengo fortunata visto che il desiderio genitoriale di avere una figlia ‘quasi’ laureata ha coinciso con il mio desiderio di studiare. Mai fatto qualcosa contro la mia volontà… diploma in lingue (e qui mio padre sembrava un pavone)… lavoro ‘serio’ .. facoltà di lingue… università straniera… e sbattuta di porta all’università italiana dopo aver passato esami con 30 e lode e scritti col 28… e nessuno dei miei ha avuto nulla da ridire…
     
    A volte mi chiedo da chi dei due abbia preso la testa di coccio… erano tutti e due nati a Carrara ;-))

  7. Signora ha detto:

    Diciamo che mi ritengo fortunata visto che il desiderio genitoriale di avere una figlia ‘quasi’ laureata ha coinciso con il mio desiderio di studiare. Mai fatto qualcosa contro la mia volontà… diploma in lingue (e qui mio padre sembrava un pavone)… lavoro ‘serio’ .. facoltà di lingue… università straniera… e sbattuta di porta all’università italiana dopo aver passato esami con 30 e lode e scritti col 28… e nessuno dei miei ha avuto nulla da ridire…
     
    A volte mi chiedo da chi dei due abbia preso la testa di coccio… erano tutti e due nati a Carrara ;-))

  8. Virginia ha detto:

    mia madre che non ha mai studiato – se non i primi anni di scuola elementare –  a causa di mia nonna che non riteneva opportuno che lei lo facesse, ha desiderato fortemente che fossimo noi figli la sua proiezione nel mondo, permettendoci di fare le scelte che abbiamo fatto. ho studiato quattro anni a firenze contro il volere di mio padre che, a sua volta, non ero d’accordo che io andassi fuori di casa così presto. posso dire di non aver avuto vincoli e di non porli neppure ai miei figli. però, da mamma, avrei la " necessità "- lo so è egoismo puro!-  di sapere che il loro futuro non sarà quel grumo di incertezze che si prospetta – facendo le dovute considerazioni sul mercato del lavoro – sicchè loro faranno qualcosa di completamente diverso da quello che io ho scelto di fare nella vita e dovranno, comunque, faticare per trovare una loro strada, così come abbiamo fatto tutti

  9. Mariko ha detto:

    Ho una figlia di 15 anni e un figlio di 11 e vorrei che il loro futuro fosse pieno soprattutto di opportunità.
    Ognuno alla fine sceglie la propria strada e se si è anche studiato (vedi “laurea”) per bene, si potrebbero avere più possibilità.
    Non nego che come madre non-laureata avrei una soddisfazione enorme ad assistere alla discussione della tesi dei miei figli.
    Rimane il fatto che saranno loro a decidere se continuare gli studi oppure no.
    Detto fra me e te (e quelli che passano di qua) per fortuna mia figlia sembra avere le idee chiare e pensa di frequentare Lettere, da quando era piccola dice di voler fare l’archeologa o l’antropologa!
    Staremo a vedere…

  10. Lilla ha detto:

    non sono laureata … ma "all’epoca" non mi ponevo proprio il problema … volevo sposarmi e quindi cercavo un lavoro … non volevo "perdere tempo" … non so se i miei genitori avrebbero voluto che andassi all’università (non ne abbiamo mai parlato, boh) … sicuramente avrebbero voluto che aspettassi un pò prima di sposarmi … ma io sono stata una "capa tosta" … ed eccomi qui … eh eh eh …mia figlia ha fatto (e fa) assolutamente quello che vuole … non trasmetto a lei le mie insicurezze e le mie aspirazioni … certo è che mi piacerebbe vederla "realizzata" … dove, per "realizzata", intendo con un lavoro più o meno stabile e soprattutto con un lavoro che le piaccia … 🙂

  11. Michele ha detto:

    Ah lo spero che si cambi.
    E’ anche uno dei tanti segni di cambiamento della società.
     
    Ho visto lauree in cui chi poteva si portava alla discussione della tesi tutto il parentado, nonni compresi.
    E tutti agghindati, quasi fosse un matrimonio.
    Questo perchè ai loro tempi uno studente che arrivava alla laurea "lo studente che studia che deve prendere la laura" avrebbe detto Totò) era un’autentica rarità. Anzi lo era già il diploma !
     
    Nel mio caso era più emozionata mia mamma di me.
    Idem per altri parenti di altri amici di università.
     
    Insomma, spesso il giorno della tesi "ci sentono" più i parenti del diretto interessato.

  12. Paolo ha detto:

    io sono un figlio degenere. figlio di ingegnere e ho intrapreso tutta altra strada.
    le soddisfazioni, anche se in modo diverso arrivano comunque
    i genitori vorrebbero sempre che i figli seguissero le loro orme…però……
    l’importante è raggiungere un obiettivo
     

  13. Andre ha detto:

    Credo sia già diverso. Più che altro perché la laurea non ha più lo stesso valore che aveva in passato, anzi. Ma soprattutto in alcuni casi ha perso la sua utilità.

  14. Fabio ha detto:

    non semprea volte vedo davvero Lauree buttate in fondo al cesso perchè si deve proseguire cose che i realtà non ti gratificheranno mai, ma si sentiranno solo con un obbligo

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