In treno, di ritorno dalla mia settimana di lavoro a Mestre, l’occhio curioso cade sul libro del vicino, sull’argomento “combinazioni di cibo e vini”. In realtà mi fermo alle combinazioni di cibo e mi sembra una strana combinazione proprio il fatto che tutta la settimana a cena al ristorante dell’hotel, ho provato le più strane associazioni. Dalle castagne con il baccalà al radicchio con canocchie e melograno, al gelato di zucca e zenzero. Nella maggior parte dei casi l’esito è stato felice con votazioni alte. Sì perché ormai alla maniera di tante trasmissioni di cuochi in tv, il divertimento in questi ristoranti (oltre al gusto di assaggiare stranezze culinarie) è mettere i voti e divertirsi a inventare fantasmagoriche critiche gastronomiche.
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Io invece sento l’esigenza di tornare ai sapori della pre-globaliazzazione e pre-boom economico.
Come in tanti altri campi, questo imperativo categorico che sembra tormentare tanti ristoratori italiani puzza tanto di moda.
E come in tanti altri campi, ci sono dei talenti assoluti che sanno dosare, mescolare e esaltare sapori che non riusciresti mai a pensare combinabili, e ci sono degli improvvisatori che fanno dei miscugli improbabili…
Comunque almeno quando sei in Italia, in un territorio come il Veneto, non rischi quasi mai di fare male al palato… Il peggio è quando ti ritrovi a Londra o a Edimburgo, e ogni riferimento non è puramente casuale.
(Ma una passeggiata a Milano, quando?)
spesso si dà vita alla cucina creativa quando ci sono avanzi in frigo. in effetti bisognerebbe osare di più, se solo i clienti del mio ristorante fossero meno conservatori in fatto di sapori!
Ultimamente, in cucina, manco di ‘fantasia’ (nel senso più ampio della parola: sia come ‘voglia’, che come ‘idee’) … Forse dovrei provare a ‘combinare’ qualcosa …
Dopo questo fiorire di trasmissioni e pubblicazioni a sfondo culinario, forte delle mie frequentazioni in ristoranti dove anche il più semplice piatto della tradizione viene scomposto e destrutturato con risultati sorprendenti; sono arrivata al punto che se rientro a casa stanca e affamata e mia madre mi fa trovare le solite pietanze (e cucina bene, eh?), subentra un moto di latente insoddisfazione.